Clearview – Sessione 2

Scena 1: La Biblioteca

Luogo: Biblioteca  
Orario: Pomeriggio inoltrato  

Le porte a vetri della biblioteca di Clearview si chiusero con un sibilo dietro Megan e Jake. L’odore di carta vecchia e legno impregnava l’aria, mentre il silenzio del pomeriggio era rotto solo dal ticchettio di una penna contro il bancone.

Mr. Benson, un uomo alto e asciutto con occhiali rotondi e una giacca di tweed dal taglio antiquato, sollevò lo sguardo dal libro che stava leggendo. Appena vide Megan, sorrise con una smorfia divertita.

«Miss Sullivan, Mr. Carter… sospetto che non siate qui per consultare testi scolastici.»

Megan si appoggiò al bancone con aria complice. «Neanche per sogno. Mr. Benson, dobbiamo parlarle di qualcosa di grosso.»

In pochi minuti, raccontarono al bibliotecario tutto quello che avevano visto al Faro: il messaggio inquietante, la luna che si muoveva come in un film accelerato e gli orologi fuori sincrono.

Mr. Benson si illuminò. «Affascinante! E inquietante, naturalmente…» si corresse con un sorriso. Si alzò di scatto, avviandosi verso una sezione laterale della biblioteca. «Vediamo se abbiamo qualcosa al riguardo.»

Dopo una lunga ricerca tra gli scaffali, Mr. Benson si grattò la testa, perplesso.

La Biblioteca contiene dei volumi pertinenti allo strano fenomeno?  
No  
Mr. Benson sa dove procurarseli?  
Sì, e...  

«Temo che qui non abbiamo nulla di veramente utile,» ammise. Poi, dopo un momento di riflessione, aggiunse: «Però… credo di avere qualcosa nella mia collezione privata.»

Megan e Jake si scambiarono un’occhiata eccitata.

«Se volete, potreste passare dopo la chiusura della biblioteca,» continuò Benson. «Ho un paio di volumi sugli strani fenomeni temporali che potrebbero darci qualche indizio.»

«Ci saremo!» esclamò Megan.

Prima di lasciare la biblioteca, presero i loro walkie-talkie e comunicarono il piano a Lisa, che ascoltò in silenzio e poi sospirò.

«Meglio che torniate con qualcosa di grosso, se mi state lasciando fuori da questa.»

Scena 2: Casa di Mr. Benson

Luogo: Casa di Mr. Benson  
Orario: Prima serata  

La villetta di Mr. Benson era una costruzione modesta ma ben curata, circondata da un piccolo giardino di piante aromatiche. Il bibliotecario li accolse con il solito sorriso eccentrico e li fece accomodare in una grande stanza adibita a biblioteca personale.

Gli scaffali erano colmi di volumi polverosi e oggetti bizzarri: vecchie mappe, globi stellari, una clessidra enorme e perfino un orologio a pendolo che sembrava non funzionare.

«Benvenuti nel mio piccolo santuario della conoscenza dimenticata,» disse Benson, sfregandosi le mani. Poi si mise a rovistare tra i libri.

Dopo qualche minuto, estrasse un tomo dalla copertina in cuoio, lo soffiò per togliere la polvere e lo porse a Megan.

Il libro contiene informazioni utili sul fenomeno al quale hanno assistito?  
Sì, ma...  
Prompt: Induct nicely exhausted holy  

Megan sfogliò le pagine con avidità, finché non si bloccò su un capitolo.

«Aspetta un attimo…» mormorò. Jake si avvicinò per leggere sopra la sua spalla.

Il libro parlava di rituali occulti legati al tempo, presunti riti esoterici che potevano influenzare il flusso temporale stesso. Alcuni di questi rituali erano stati storicamente associati a sette segrete e, in rari casi, a eventi inspiegabili simili a quello che avevano vissuto al Faro.

«Quindi esiste davvero qualcosa del genere…» disse Jake a bassa voce.

Mr. Benson annuì lentamente. «Questi rituali sono estremamente rari e documentati solo in testi accademici e grimori medievali. Le uniche copie conosciute di questi libri si trovano in alcune grandi università. Non capisco come qualcosa del genere possa essere arrivato fino a Clearview.»

Il bibliotecario si strinse il mento tra le dita. «Ho alcuni colleghi che potrebbero aiutarci a verificare se ci sono stati furti o segnalazioni di testi simili. Vi farò sapere nei prossimi giorni.»

Megan chiuse il libro con un tonfo, il cuore che batteva forte. «Dobbiamo scoprire chi potrebbe aver avuto accesso a questi rituali.»

Scena 3: Davanti alla porta di Mr. Benson

Luogo: Davanti alla porta di Mr. Benson  

Fuori, il cielo era ormai buio e l’aria si era fatta più fredda. Megan e Jake si fermarono sul vialetto, discutendo il da farsi.

«Per ora, dobbiamo aspettare che Benson trovi qualcosa,» disse Jake, incrociando le braccia.

«Già…» Megan tamburellò le dita sul manico della bici. «Ma io non voglio aspettare.»

Jake la guardò di sbieco. «Meg, cosa stai pensando?»

Lei gli rivolse un sorrisetto. «Tu sei sotto sorveglianza. Io no. Vado al Faro da sola.»

«Meg, non è una buona idea!» protestò Jake.

Ma Megan era già in sella. «Ci vediamo domani!»

Scena 4: Il Faro – Qualcosa va storto

Avviene qualche fenomeno al faro quando arriva Meg?  
Sì, ma...  
Una ferita di un PG si rimargina di colpo o si riapre.  

Megan pedalava veloce sulla strada deserta, il cuore che martellava per l’eccitazione. Arrivata al Faro, posò la bici contro un masso e si avvicinò alla struttura.

Attese. Scrutò il cielo. Ma nulla accadde.

Poi, senza preavviso, un dolore lancinante le attraversò la mano destra. Si guardò e sbiancò.

La vecchia ferita che si era procurata mesi prima—il taglio profondo che le avevano ricucito—si era riaperta di colpo. Il sangue cominciò a scorrere copiosamente.

Megan barcollò.

«Cosa…?» balbettò, stringendosi la mano nel tentativo di fermare l’emorragia. Il panico si fece strada nella sua mente. Doveva andare via.

Rischio per il PG: non arrivare in tempo al pronto soccorso, svenendo per strada.  
Nessuna abilità utile, tira un d6  
Risultato: 2. Disastro!  

Con le ultime forze, saltò in sella alla bici e partì a tutta velocità verso il paese. Il mondo attorno a lei diventava sempre più sfocato. Il sangue le colava tra le dita, impregnando il manubrio.

Stava per farcela. Stava per arrivare.

Ma poi… il suo corpo cedette.

Cadde dalla bici, sbattendo contro l’asfalto. Il mondo divenne nero.

Riesce ad arrivare nei pressi del centro abitato?  
No  
Qualcuno la trova?  
No, ma...  
Rinviene a sufficienza per bussare alla porta di qualcuno?  
Sì  

Non sapeva quanto tempo fosse passato quando riaprì gli occhi. Il freddo le penetrava nelle ossa, la testa le girava. A pochi metri di distanza, una luce fioca illuminava un portico.

Con uno sforzo immane, si trascinò fino alla porta. Sollevò un pugno tremante e bussò con forza.

Poi… il buio la inghiottì di nuovo.

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